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Quinquereme
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La mwbqquinquereme (mwbgin latino mwbwquinquereme) o mwcapentera (mwcqin greco antico πεντήρης?, pentèrēs) era un tipo di nave da guerra a remi usata prima dai Greci, poi in epoca mwcgellenistica e successivamente dai mwcwCartaginesi e dai mwdaRomani, dal mwdqIV secolo a.C. al mwdgI secolo d.C.; fu derivata dalla precedente mwdwtrireme.

Contents

Note

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Storia e struttura

Nel mwfaIV secolo a.C., dopo la mwfqguerra del Peloponneso, si ebbe una penuria di rematori con sufficiente abilità per armare grandi flotte di mwfgtriremi. Cercando di progettare navi in cui i rematori potessero sfruttare la propria forza più che la propria abilità, mwfwDionigi I di Siracusa costruì mwgatetreres (mwgqquadriremi) e mwggpenteres (quinqueremi). La prua dell'mwgwIsola Tiberina, un modello a grande scala di una prua, appartiene probabilmente ad una quinquereme.cite-ref-morrison270-1-0[1]

La testimonianza sulla struttura delle quinqueremi è altamente frammentaria, ed esiste un acceso dibattito sul significato del nome di queste imbarcazioni. Le triremi dovevano il proprio nome alla presenza di tre ordini sovrapposti di rematori; per similitudine, le quinqueremi avrebbero dovuto avere cinque ordini sovrapposti, ma sorge il problema di interpretare le successive mwiqhexeres, mwighepteres e vascelli con un numero ancora maggiore di ordini. Secondo gli storici moderni, questi numeri descrivevano nelle polieri il numero di rematori per unità o gruppo di voga su ciascun lato della nave, non il numero di ordini; le quinqueremi avrebbero avuto tre ordini di remi, con due rematori per ciascuno dei due remi superiori,cite-ref-morrison270-1-1[1] uno o due per ciascun remo di coperta e uno per ogni remo inferiore posto poco al di sopra della linea di galleggiamentocite-ref-santos-2-0[2].

Secondo mwlaPolibio, una quinquereme portava a bordo 300 rematori, 120 soldati e 50 membri dell'equipaggio; lo storico Fik Meijer suggerisce che ciascun lato di una quinquereme ospitava 58 mwlqthranites (i rematori del livello superiore) su 29 remi, 58 mwlgzygites (rematori del secondo ordine) su altri 29 remi e infine 34 mwlwthalamites (i rematori del livello inferiore) con un remo ciascuno. Tutti questi rematori si trovavano sotto il ponte in quanto, a partire dalla mwmabattaglia di Siracusa del mwmq413 a.C., si era visto che i mwmgthranites erano vulnerabili all'attacco con frecce e catapulte e si era deciso di proteggerli portandoli sotto il ponte.

La scarsezza di resti archeologici delle quinqueremi è dovuta alla costruzione stessa delle navi: infatti, per essere abbastanza veloci per combattere (la velocità minima per essere competitiva era di 10 mwnanodicite-ref-c708-3-0[3]), dovevano essere costruite con legno alquanto leggero che non andava a fondo nell'acqua, quindi soggetto alle intemperie e agli scontri con gli scogli, a differenza delle navi mercantili di cui, ancora oggi, si ritrovano resti sui fondalicite-ref-santos-2-1[2].

Caratteristiche ed impiego

Le quinqueremi erano molto più difficili da mantenere stabili di quanto non lo fossero già le triremi, e non fornivano un aumento di velocità corrispondente, in quanto l'uso di più uomini per ciascun remo riduceva lo spazio disponibile e non permetteva a tutti i rematori di manovrare con tutta la forza; d'altro canto garantivano una protezione migliore contro gli mwqwsperonamenti e permettevano di portare più fanti di marina. Per questo motivo le marine piccole utilizzavano ancora ampiamente le triremi, mentre marine più grandi – come quella egiziana, mwraromana, cartaginese e ateniese – erano in grado di schierare un gran numero di quinqueremi e mwrqpoliremi. (tra le marine più grandi non manca quella mwrgsiracusana? Visto che le mwrwpenteres erano state inventate da Dionisio I? E sembra che ne fece costruire circa 50..). C'è un'evidente prova della diffusione della quinquereme in una città come Atene, che nel 330 a.C. contava 393 triremi e 18 quadriremi, che già nel 325 a.C. contava 7 quinqueremi a fronte di una diminuzione del 10% delle triremi.cite-ref-c708-3-1[3] In questo periodo la potenza navale delle città greche era notevolmente diminuita; solo il mwtaRegno di Macedonia era in grado di permettersi navi così grandi in gran numero e, col suo declino, la flotta macedone dovette ripiegare sulle triremi per poter schierare un gran numero di navi in battaglia. Durante la mwtqseconda guerra punica, la mwtgRepubblica romana era in grado di schierare 220 quinqueremi, mentre una potenza navale di medio calibro come il mwtwRegno di Pergamo disponeva di 100 triremi.

Le flotte della mwuqmarina militare romana erano composte da triremi, quadriremi e quinqueremi; sebbene fossero armate con uno sperone, queste navi combattevano per abbordaggio invece che per speronamento. Durante la mwugprima guerra punica fu impiegato un ponte d'abbordaggio lungo 11 metri con una punta ad una estremità, che si conficcava nel ponte nemico, detto mwuwcorvo, con lo scopo di facilitare l'abbordaggio;cite-ref-4[4] questo dispositivo causò, però, la distruzione di intere flotte durante le tempeste e, a partire dalla mwwabattaglia delle isole Egadi, non fu più usato. Secondo Polibio un'altra invenzione fu l'"orso", che permetteva di colpire la nave avversaria, senza penetrare lo scafo, allo scopo di sbilanciarla e scagliare i rematori fuori bordo.

Declino delle quinqueremi

Durante una delle ultime grandi battaglie navali dell'antichità, la mwwwbattaglia di Azio del mwxa31 a.C., mwxqOttaviano impiegò navi più leggere e manovrabili per sconfiggere quelle più pesanti di mwxgMarco Antonio; le navi più leggere utilizzarono sempre più frecce e artiglieria leggera per ardere i vascelli nemici.

Dopo questo episodio, l'mwyaImpero romano ottenne il controllo completo dell'intero mwyqmar Mediterraneo: venne così a mancare la necessità di tenere attiva una flotta pesante e, per il mwyg325, non c'erano più quinqueremi.

Note

cite-note-morrison270-11. Morrison, p. 270.
cite-note-santos-22. Carlos Solís Santos, mwcaMacchine, tecniche e meccanica, in «Storia Einaudi dei Greci e dei Romani», vol. 7, p. 707.
cite-note-c708-33. Carlos Solís Santos, mwdgMacchine, tecniche e meccanica, in «Storia Einaudi dei Greci e dei Romani», vol. 7, p. 708.
cite-note-44. mwegRichard A. Gabriel, mwewMasters of the Mediterranean, in mwfaMilitary History, December 2007.

Bibliografia

• Vernon Foley e Werner Soedel, "Ancient oared warships", Scientific American 244(4):116–129, aprile 1981.
• Fik Meijer, mwgqA History of Seafaring in the Classical World, Croom and Helm, 1986.
• J. S. Morrison e R. T. Williams, mwgwGreek Oared Ships: 900–322 BC, Cambridge University Press, 1968.
• J. S. Morrison, mwhqGreek and Roman Oared Warships. Oxbow Books, Oxford 1996.

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